Recensione: Come se tu non fossi femmina di Annalisa Monfreda

È uscito il 24 aprile 2018, grazie a Mondadori, il primo libro di Annalisa Monfreda, direttrice di Donna Moderna. Pronti per un viaggio on the road ricco riflessioni su come crescere al meglio una figlia?

Titolo: Come se tu non fossi femmina. Appunti per crescere una figlia
Autore: Annalisa Monfreda
Editore: Mondadori
Genere: Narrativa contemporanea
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TRAMA

"Scriveva come una donna, ma come una donna che si è dimenticata di essere donna; sicché le sue pagine erano piene di quella curiosa qualità sessuale che appare soltanto quando il sesso non è consapevole di se stesso." Così diceva Virginia Woolf in Una stanza tutta per sé. Così cerca di dire Annalisa Monfreda alle sue due figlie, durante una vacanza on the road tra sole donne. Strada facendo, tra esplorazioni nella natura e vagabondaggi urbani, l'autrice mette a punto una lista di lezioni che vorrebbe che le figlie imparassero nel loro cammino di crescita. Seguire i desideri e diffidare dei sogni. Prendersi cura della propria felicità prima di badare a quella degli altri. Coltivare l'ambizione, scoprendo che non è altro che ostinazione. E inseguire la bellezza, in sé e negli altri. "La bellezza non è perfezione, ma verità. Quello che le nostre figlie dovrebbero inseguire nello specchio, con o senza l'ausilio del make-up, non è la vicinanza o lontananza da un particolare modello, ma la messa in scena migliore della propria autenticità. Quando ci riescono, dico loro: 'Sei bellissima'. Ebbene sì, lo faccio. Perché alle bambine si dice 'bella' e ai maschietti 'bravo'? Io dico anche il resto. Ma quando vedo la bellezza-verità non riesco a non riconoscerla." Come se tu non fossi femmina è un libro che supera gli stereotipi di genere per offrirci una prospettiva nuova e illuminante sull'educazione delle figlie. Scritto come un Thelma & Louise familiare e tenerissimo, è un avvincente viaggio di formazione capace di rivelare il profondo significato di essere donna.

RECENSIONE

Credo di aver scritto un libro intero su cosa significhi volersi bene. E cioè prendersi cura della propria felicità e non metterla sempre dopo quella degli altri, sapendo che non è una scelta di egoismo: la nostra felicità contagia tutti quelli che ci vivono accanto. E ancora: rispettarsi, ascoltare i propri desideri, capire i propri tempi, le proprie emozioni, riposarsi quando se ne sente il bisogno. Infine perdonarsi tutto ciò che non si riesce a fare o a essere, praticare l’indulgenza verso se stesse.

Così scrive Annalisa Monfreda verso la fine del suo libro, che mi sento di definire quasi autobiografico. Con il pretesto di un viaggio on the road in Croazia con le sue due figlie, di sei e nove anni, Annalisa mette in luce cinquanta lezioni di vita di cui vorrebbe le figlie facessero tesoro crescendo. Queste lezioni emergono dalle avventure che si trovano a vivere nel loro viaggio tutto al femminile, ma anche da viaggi precedenti, da episodi dell’infanzia dell’autrice, dalle bambine stesse che, inconsapevolmente, hanno fornito una nuova consapevolezza alla loro madre. 

Mi sono approcciata alla lettura del tutto impreparata a cosa mi sarei trovata davanti, ma sin dalle prime pagine sono rimasta totalmente coinvolta dalla scrittura della Monfreda, oltre che dal susseguirsi ammaliante e rivelatore di spunti di riflessione di cui ho fatto avidamente scorta. 



Dal rispetto per se stesse e per gli altri a come coltivare i propri sogni, dal desiderio all’accettazione dei propri fallimenti, dal pregiudizio all’importanza di focalizzarsi sulle similitudini più che sulle differenze, Come se tu non fossi femmina è un viaggio attraverso l’umiltà e l’importanza di non auto incasellarsi all’interno di schemi anzitutto mentali, dai quali poi noi stessi fatichiamo a uscire. Il titolo, a ben vedere, racchiude già un messaggio fondamentale: approcciarsi alle bambine sottolineando il loro sesso, o peggio ancora illustrando il loro genere come impedimento allo svolgere determinate attività, piuttosto che come motivazione a non lottare per ottenere ciò che si vuole, è già di per sé un seme di diversità, un limite che siamo noi ad imporgli. 

A volte, nel tentativo di educare bene, imponiamo una diversità ai nostri figli che diventa una gabbia. Cercando di proteggerli da quelli che riteniamo cattivi condizionamenti, finiamo per condizionarli ancora di più. La sfida, difficile ma entusiasmante, è crescerli forti e sicuri di sé, capaci di costruirsi un’identità come sintesi unica e irripetibile di tutti i condizionamenti, reinterpretati alla luce della propria personalità.

Il mestiere del genitore è tutt’altro che semplice, su questo non ci sono dubbi. Concordo però, da figlia, col punto di vista dell’autrice: non sempre è necessario affannarsi dietro le risposte da dare alle domande che i bambini rivolgono quasi quotidianamente; spesso le risposte dirette e senza filtri sono quelle che recepiscono meglio e che evitano di confondergli le idee. Soprattutto se consideriamo un dettaglio importante: i bambini comprendono molto più di quello che immaginiamo, e lo fanno in maniera privilegiata rispetto agli adulti, poiché il loro punto di vista è scevro da pregiudizi, da idee precostituite di dubbia veridicità e dal filtro potentissimo della desiderabilità sociale, che spesso ci porta a fare e dire ciò che pensiamo gli altri vogliano vedere e sentire.

Un ulteriore punto a favore di questo meraviglioso libro è la conclusione: la scelta fatta dall’autrice, di cui non anticiperò nulla, la dice lunga sul senso profondo del messaggio che vuole trasmettere alle sue bambine, alla luce dell’importanza fondamentale che rivestono tutte le altre lezioni maturate nel corso delle 160 pagine precedenti.

Come se tu non fossi femmina è un libro piccolo piccolo, ma che lascia dietro di sé un’impronta gigantesca: genitori e figli, maschi e femmine, leggetelo. Entrerà a far parte di voi.

A SPASSO CON...
Annalisa e le sue bambine per la Croazia



Ho scelto l’immagine dei Laghi di Plitvice perché si tratta di un luogo che ho amato profondamente, i cui colori sono talmente incredibili da poterli paragonare sul serio, per usare le parole della figlia più grande dell’autrice, ai filtri di Instagram. E tuttavia è solo un piccolo pezzo del puzzle, perché ogni luogo lascia dentro di noi qualcosa, che dipende da come ci approcciamo a un viaggio, dal periodo della vita in cui lo facciamo e dalle aspettative che vi riponiamo. Nel libro, i viaggi hanno portato ad un’importante consapevolezza circa l’uguaglianza: dovremmo viaggiare non tanto per scoprire ciò che è diverso ma per riconoscere ciò che è uguale.

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