Tv: Film: La calda notte dell'ispettore Tibbs

"La calda notte dell'ispettore Tibbs" (In the Heat of the Night) è un film del 1967 diretto da Norman Jewison.

In una calda, caldissima notte di agosto a Sparta, cittadina dello stato del Mississippi volutamente romanzata rispetto all’originale, avviene un efferato omicidio. Il poliziotto di ronda a quell’ora della notte è Sam Wood e, incalzato dai suoi colleghi di cercare nei dintorni un colpevole in fuga, trova nella vicina stazione un negro elegante in giacca e cravatta in procinto di partire. Con la tipica e sfacciata arroganza di un poliziotto in preda all’euforia di aver fatto centro, Wood arresta l’uomo e lo porta in centrale.

Nella centrale di polizia troviamo l’altro protagonista, il capo Gillespie, sceriffo di provincia al suo primo caso importante. Dopo un dialogo apparentemente duro, si scoprirà che l’arrestato si chiama Virgil Tibbs ed è ispettore di polizia di Pasadena, California, ed è uno dei maggiori esperti di omicidi e di anatomia forense. Imbarazzato, senza darlo troppo a vedere però, Gillespie chiederà a Tibbs di poterlo aiutare quindi a risolvere il caso e fra scontri, attriti e pregiudizi fra i due nascerà stima e rispetto reciproco, che li porterà a risolvere brillantemente il caso.


Norman Jewison è il regista di questo vero e proprio spartiacque, un film che vuole instillare speranza e ottimismo nell’America profondamente razzista dell’epoca. Siamo negli anni ’60, in piena apartheid e negli Stati come il Mississippi, la Louisiana e la Georgia l’integrazione razziale era a livelli imbarazzanti; ogni cosa violenta che succedeva era a causa dei “Negri”, che avevano bagni appositi in posti pubblici e sale d’aspetto a loro destinate all’interno delle stazioni. Perciò il fatto di vedere questo negro così elegante, colto e ispettore di polizia affermato, coglie tutti impreparati e all’epoca lasciò interdetto anche qualche spettatore.
Una mossa, quindi, molto intelligente questa sorta di denuncia sociale Liberal da parte del regista e degli sceneggiatori, premiati per questo l’anno successivo con gli Academy come Miglior film e miglior sceneggiatura non originale. Il film in tutto vinse 5 premi Oscar, cosa eccezionale se si pensa al tema trattato e all’epoca nel quale fu girato.

Ma veniamo al cast: per il ruolo dell’ispettore di polizia californiano Virgil Tibbs venne scelto Sidney Poitier e mai scelta fu più azzeccata; con la sua intensa  interpretazione è rimasto scolpito nella memoria dei cinefili e non. La scena di quando schiaffeggia di rimando l’altolocato imprenditore Endicott, che in quanto bianco e potente  si rifiutava di accettare di essere interrogato da un negro, resterà nella storia del cinema. Il doppiaggio italiano di Pino Locchi, già doppiatore di Sean Connery e Terence Hill, lo renderà memorabile.
Altro memorabile è, senza dubbio, Rod Steiger, uno dei migliori attori della storia del cinema, in questo caso premiato per la sua interpretazione con l’Academy. Steiger, con la sua espressività e il suo essere eclettico, fa un lavoro stupendo sul personaggio dello sceriffo Gillespie e, malgrado si trovi a dover lottare tra due fuochi - l’avversione verso il negro nell’America dell’epoca e il fatto di aver trovato finalmente una persona che sa il fatto suo in materia di omicidi come Tibbs - sceglie, seppur restio, di dare fiducia all’ispettore di colore e questo sarà la chiave del film: il fidarsi, il rispettarsi, la stima reciproca malgrado il diverso colore della pelle. Una ventata di vero ottimismo per l’epoca.


Il film, tratto dal romanzo di John Ball, è uno di quei rari casi in cui si può dire che si equivalgono. Anzi, se proprio devo dirla tutta quello che a me è rimasto più impresso è il film, malgrado la profondità del thriller che appassiona e rimane inciso nella mente del lettore. Le musiche curate e composte dal pluripremiato Quincy Jones si avvalgono della magistrale interpretazione di Ray Charles per la canzone dei titoli di testa - che è quella che cita poi il titolo stesso della pellicola, "In the Heat of the Night."

Sebbene abbia visto oltre 3.500 film in 35 anni, La calda notte dell'ispettore Tibbs resterà, almeno per me, sempre fra i primi 3 preferiti!
Purtroppo, malgrado film, libri e belle parole spese in questi cinquant’anni sul fatto dell’integrazione e la speranza di costruire un futuro con il “diverso”, nel 2018 ancora persone inique e inette instillano l’odio razzista e xenofobo nella testa della gente semplice, che abbocca come pesce all’amo di un iniquo pescatore di anime. Questo succede nel paese, a suo dire, più democratico del mondo, ma anche in gran parte d’Europa. A buon intenditor poche parole.
Che altro dire: un film da recuperare e, per chi ancora non l’ha visto, da vedere assolutamente.


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