Musica: Verdi all'Opera con le arie più famose

Manca poco a Sant'Ambrogio e la Milano bene è tutta in fibrillazione per la Prima alla Scala e per Attila di Giuseppe Verdi. In occasione della festa del santo patrono, la crème de la crème della città meneghina, come da tradizione, si ingioiella a dovere per l'apertura della stagione operistica, sborsando non pochi denari per il posto migliore. Tremila euro e passa la paura. La sera della prima non è dunque solo un'ouverture alle opere liriche che si susseguiranno sul palcoscenico secondo calendario di botteghino, ma è uno sfoggio di diamanti e pellicce, di cultura musicale, di red carpet tra titoli nobiliari (scaduti) e personalità più o meno celebri. Una sfilata dunque di sapere, moda, bon ton e portafogli, in alternanza fra savoir fair e gaffe.
Diciamo che alla Prima alla Scala non si va all'Opera per vedere l'Opera, ma c'è pure l'Opera.

E che uno ne sia cultore o meno, che sappia riconoscere la distinzione tra un melodramma e un operetta, il fatto è che la prima volta all'Opera non si scorda mai: "La reazione della gente che vede l'opera per la prima volta è molto drammatica... o l'amano o la detestano. E se l'amano, l'amano per sempre, altrimenti impareranno ad apprezzarla ma non la sentiranno mai veramente." (cit. Edward Lewis - Pretty Woman)


La mia personale esperienza col mondo del teatro lirico non vanta certo una Prima alla Scala o "aggrovigliamento di budella" al Metropolitan Opera House come Vivian Ward di Pretty Woman. Nossignore. Tuttavia, io e la Julia Roberts del cinema abbiamo in comune il fatto che non solo l'abbiamo amata da subito e per sempre l'ameremo, ma abbiamo visto per la prima volta la stessa opera, la Traviata di Verdi. E credetemi, quando vi dico che la pelle d'oca vi accompagnerà fin da quando vedrete sventolare sommessamente la bacchetta del maestro...quel suono iniziale dei violini vi entrerà sottopelle, e vi canticchierà per giorni nell'orecchio. Ovunque voi andrete nella settimana successiva ripenserete alle emozioni che vi hanno dato Violetta, Alfredo, l'orchestra e tutto l'entourage.


La Traviata è forse l'opera più famosa di Verdi, non si sa se per la storia d'amore o per la miriade di volte in cui è stata rappresentata o se perché alcune sue arie sono diventate celebri in quanto inserite in film e serie tv. E' un melodramma cadenzato, con un libretto piuttosto semplice e facilmente comprensibile anche da chi si approccia per la prima volta alla lirica da III atti. Una storia d'amore ancora attuale e strappalacrime: l'amore impossibile tra una meretrice e un giovane di buona famiglia. Tratta da La signora delle camelie di Alexandre Dumas figlio, la Traviata di Verdi è però ambientata nella Parigi del '600 per evitare critiche e censure di sorta, visto il periodo storico che l'Italia viveva all'epoca. Traviata è stata rappresentata in tutta le salse, pure ambientata negli anni '20 alla Prima alla Scala, applaudita per la bravura degli interpreti di Violetta Valery e Alfredo Germond (interpretati da Piotr Beczała & Diana Damrau) ma fischiata aspramente dal Loggione per le scelte "infedeli" della regia.
Personalmente, preferisco la scelta dell'ambientazione seicentesca del grande maestro e vi ripropongo, nella rappresentazione del Teatro Municipal de Santiago, uno dei brani più famosi di questo melodramma, ovvero "Libiamo ne' lieti calici", che probabilmente conoscete tutti. 


Giuseppe Verdi è unico non c'è che dire, malgrado sia stato criticato di essere troppo "bandistico" nel melodramma, ovvero che le partizioni per l'orchestra fossero troppo a ritmo di banda di paese, troppo influenzato dagli avvenimenti politici risorgimentali del Bel Paese. Una accusa malsana, oserei dire, immotivata, perchè ditemi cos'è un uomo senza la storia? Se Giuseppe Verdi non fosse stato l'uomo che è stato e si fosse disinteressato dei problemi dei suoi connazionali sicuramente non avrebbe composto l'Aida, la triste storia della principessa Etiope fatta schiava e del comandante delle truppe egiziane Radames. Al di là del fatto che vi hanno letto un incitamento celato ad una possibile mossa patriottica per l'Unità d'Italia, la marcia trionfale messa in scena all'Arena di Verona è uno degli spettacoli più belli al mondo, credetemi sulla parola. E se non mi credetemi guardate e ascoltate, e al minuto 3.12 vedete se la riconoscete...


E che dire del Nabucco? E' la terza opera di Verdi, e fu quella che ne decretò il successo del compositore lombardo. Fu messa in scena per la prima volta proprio alla Scala di Milano, nel 1842. E' stata considerata l'opera più risorgimentale poichè gli spettatori italiani all'epoca potevano immedesimarsi nella stessa condizione politica degli ebrei soggetti al dominio babilonese. Questa lettura in chiave metaforica fu inneggiata soprattutto dal coro del celeberrimo testo di Va Pensiero. Qualcuno voleva che fosse il nostro Inno Nazionale, e qualcuno lo considera ancora. 
Chi non l'ha mai cantato?
Va, pensiero, sull'ali dorate,
Va, ti posa sui clivi, sui colli,
Ove olezzano tepide e molli
L'aure dolci del suolo natal!


E che dire della famosissima aria del Rigoletto? "La donna è mobile qual piuma al vento muta d'accento e di pensiero." Un testo attualissimo, la donna è lunatica è cosa nota e Totò lo sapeva bene tant'è che nel film Un turco napoletano disse: "La donna è mobile, ed io mi sento mobiliere". La vicenda è tratta dal dramma di Victor Hugo Le Roi s’amuse (“Il re si diverte”). La prima rappresentazione del Rigoletto verdiano, una tragedia divisa in tre atti, andò in scena presso il Teatro La Fenice di Venezia nel 1851. Credo che l'interpretazione di Vittorio Grigolò al The Royal Opera House di Londra sia la migliore degli ultimi anni. 


Se almeno un po' vi ho incuriositi, se non avete il biglietto per la prima Alla Scala di Milano, ebbene il 7 dicembre accendete la TV perché Rai1 porta direttamente nelle case degli italiani Attila del mitico Giuseppe Verdi. Tre ore di spettacolo, con sottotitoli, a partire dalle 17.45. Perché come qualcuno ha detto: "La grande musica è di tutti".


©Tutti i diritti riservati

Nessun commento