Una storia incredibilmente affascinante tra presente e passato come solo la Hughes sa renderla tale.
Titolo: L'ultimo regalo
Titolo originale: Her last promise
Autore: Kathryn Hughes
Editore: Editrice Nord
Genere: Narrativa
TRAMA
Non esiste legame più forte di quello tra una madre e una figlia…
Tara e sua madre sono inseparabili. Loro due contro il resto del mondo. Almeno finché Violet non incontra Larry, un uomo apparentemente ricco e premuroso, che la convince a concedersi una vacanza in Spagna senza la figlia. Per la prima volta da quand’è nata, Tara si separa dalla madre, senza sapere che non la rivedrà più… Sono passati quarant’anni da allora, e Tara si è ormai rassegnata al fatto che Violet sia morta. Ma ecco che un giorno un avvocato di Londra le consegna la chiave di una cassetta di sicurezza aperta a suo nome. Dentro, c’è un medaglione con una foto di Violet. Tara riconosce subito quell’oggetto: è l’ultimo regalo che lei aveva fatto alla madre, proprio il giorno prima della sua partenza. Possibile allora che Violet sia ancora viva? Tara deve trovarla. Perciò parte immediatamente per la Spagna, ripercorrendo le tappe di quel fatidico viaggio, e a poco a poco ricostruirà la storia di una donna troppo ingenua, di un uomo spregevole e senza scrupoli, di un legame che né il tempo né la distanza hanno potuto spezzare. Perché non c’è nulla di più forte dell’amore di una madre per un figlio, e sarà proprio quell’amore a illuminare il cammino di Tara e a condurla, finalmente, alla verità.
RECENSIONE
Che la Hughes abbia un debole per lettere e chiavi è cosa ormai risaputa per i suoi lettori. In ogni suo romanzo pubblicato in Italia ce n’è almeno una che custodisce segreti e importanti quanto sconvolgenti verità. Probabilmente l’autrice li ama proprio per questo, in quanto depositarie di misteri e di parole non dette, di realtà nascoste e di amori sofferti. A loro Kathryn Hughes affida il cuore del romanzo quello che da il battito cadenzato all’intera vicenda.
Nel caso della nostra protagonista, Tara, a trent’anni dalla scomparsa della propria madre Violet, riceve da un avvocato londinese una chiave di una cassetta di sicurezza e una lettera di accompagnamento di un uomo che dice di aver conosciuto sua madre in circostanze poco piacevoli e che, nel luogo dove l’ha incontrata per la prima volta, abbia ritrovato un ciondolo a forma di cuore con il nome di Tara inciso. Tutto ciò rimette in moto un meccanismo che era stato abbandonato dalla protagonista perché nel tempo non aveva dato nessun frutto: la ricerca della madre.
Inizia così un avventuroso quanto inimmaginabile viaggio che investiga sui motivi che hanno portato alla scomparsa di Violet Dobbs, che mai e poi mai avrebbe lasciato sua figlia se non le fosse successo qualcosa di veramente grave. E la scoperta di cosa sia veramente accaduto in quel tragico periodo rimarcherà questa importante verità, ovvero che Violet amava sua figlia più di qualsiasi altra cosa al mondo.
Ancora una volta la Hughes mi ha catturata con una storia intrigante oltre ogni aspettativa, intrecciando vite umane apparentemente distanti, spazi temporali e fisici in un puzzle che dona l’immagine di un infinito amore: quello di una madre per sua figlia.
Tre donne, tre madri innamorate irrimediabilmente dei propri figli, tre destini intrecciati dalla forza e dall’indipendenza, ma anche da fragilità umane e vite spezzate e ammaccate dagli eventi. Comunque donne che si ergono a titani della propria anima, che non si piega nonostante il vento contrario.
Grazie ad uno stile elegante, diretto e scorrevole la vicenda, assai complessa per il susseguirsi di date, luoghi e personaggi, si dipana in un epilogo incredibile che rimette a loro posto tutte le tessere di un mosaico dalla fattura impressionista.
La Hughes, credo ormai si capisca, è un appuntamento imperdibile come uscire fuori a cena col nostro amato.
Nel caso della nostra protagonista, Tara, a trent’anni dalla scomparsa della propria madre Violet, riceve da un avvocato londinese una chiave di una cassetta di sicurezza e una lettera di accompagnamento di un uomo che dice di aver conosciuto sua madre in circostanze poco piacevoli e che, nel luogo dove l’ha incontrata per la prima volta, abbia ritrovato un ciondolo a forma di cuore con il nome di Tara inciso. Tutto ciò rimette in moto un meccanismo che era stato abbandonato dalla protagonista perché nel tempo non aveva dato nessun frutto: la ricerca della madre.
“…non avevo niente da perdere. Ero stata costretta a diventare adulta senza avere vicino la persona che mi amava più di ogni altra cosa, il mio faro, la mia bella, divertente, talentuosa mamma. Non volevo trovarla: dovevo, era un imperativo categorico.”
Ancora una volta la Hughes mi ha catturata con una storia intrigante oltre ogni aspettativa, intrecciando vite umane apparentemente distanti, spazi temporali e fisici in un puzzle che dona l’immagine di un infinito amore: quello di una madre per sua figlia.
Tre donne, tre madri innamorate irrimediabilmente dei propri figli, tre destini intrecciati dalla forza e dall’indipendenza, ma anche da fragilità umane e vite spezzate e ammaccate dagli eventi. Comunque donne che si ergono a titani della propria anima, che non si piega nonostante il vento contrario.
Grazie ad uno stile elegante, diretto e scorrevole la vicenda, assai complessa per il susseguirsi di date, luoghi e personaggi, si dipana in un epilogo incredibile che rimette a loro posto tutte le tessere di un mosaico dalla fattura impressionista.
La Hughes, credo ormai si capisca, è un appuntamento imperdibile come uscire fuori a cena col nostro amato.






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