Recensione: Cous cous blues – Dario La Rosa

Racconti di una Sicilia meravigliosa, ricca di odori, cibi, profumi e tradizioni che si intrecciano tra loro donando una perfetta cornice alle indagini del giornalista Iachino Bavetta e del suo collega Gerlando, determinati a scoprire cosa si nasconde dietro i misteri dell’isola.

Titolo: Cous cous blues
Autore: Dario La Rosa
Genere: Giallo
Editore: Bookabook
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TRAMA 

Iachìno Bavetta è un giornalista di satira. Ha appena fondato la rivista Ulapino, quando una morte improvvisa colpisce proprio il proprietario del mezzo a tre ruote avuto in prestito per lanciare la pubblicazione. Con il compare Gerlando, Iachìno si trova quindi invischiato in un intrigo da risolvere. In mezzo ci sono i profumi di Palermo, dei vicoli e del mare, uniti alle gustose ricette che ama preparare alla sua donna, Carmela, e ai suoi due figli. Dalle strade di Palermo alle limpide acque di Favignana per una pasta coi ricci e un nuovo caso da risolvere il passo è breve, sino ad arrivare a un borgo di montagna in cui volano i grifoni e si produce una salsiccia al pepe rosa. Con il suo fidato bassotto Arturo, un pizzico di fortuna e tanta ironia Iachìno cerca di far luce su omicidi e stranezze di cui la Sicilia è ricca.

RECENSIONE

Non appena ho avuto questo romanzo tra le mani, ne sono rimasta folgorata: i colori brillanti e vivaci della copertina, il vaso che vi è dipinto e il titolo intrigante hanno suscitato in me un immediato interesse. Spesso il titolo e la copertina rivestono un ruolo fondamentale per quanto riguarda il primo impatto in un lettore e devo dire che, in questo caso, la prima impressione si è rivelata esatta. Il libro è un piccolo gioiellino, una pietra preziosa che brilla di luce propria, uno scrigno segreto che contiene un vero e proprio tesoro: tre storie che si intrecciano mirabilmente tra di loro, in cui il protagonista, Iachino Bavetta, si trova a risolvere intricati misteri che hanno come cornice gli splendidi scenari di una meravigliosa Sicilia, in cui tutto può accadere. 
<<Un tempo il cous cous lo facevo con i pesci pescati da me. Ero ragazzino e mio padre mi diceva: “Va’, pigghia du’ pisci che i pomodori sono maturi”. Così mi armavo di fiocina e andavo a pescare gli scorfani per il brodo. Mia madre morì che ero ancora ragazzo, ma mi insegnò a incocciare il cous cous e quando posso lo faccio ancora con piacere.>>
Il primo racconto narra del mistero legato alla morte di Tanino Speciale, un uomo grassottello ed affabile che friggeva panelle all’interno del suo lapino per le strade del paese. Il panellaro aveva prestato a Iachino e Gerlando il suo prezioso mezzo di trasporto per la promozione del nuovo giornale satirico del paese, detto appunto Ulapino. Tanino era una bravissima persona, generosa e dedita alla famiglia, ma improvvisamente un infarto, mentre si trovava alla guida del suo furgoncino, ha messo fine alla sua vita facendolo morire sul colpo. Una tragica fatalità, direte voi, ma sarà davvero così? 
Iachino avvertiva la sensazione di aver aggiunto una maglia alla rete che stava cercando di costruire. Ma ancora era troppo presto per affrettarsi a trarre conclusioni. Quello che faceva era fissare con lo sguardo tutto ciò che gli stava intorno. Fissava una cosa e si perdeva nei pensieri. Poi cambiava prospettiva e riagganciava altro. Era nel silenzio che ritrovava la sua parte più seria.
I primi dubbi iniziano ad affiorare nella mente dei protagonisti al suo funerale, dove i due notano la presenza di una donna affascinante e misteriosa, mai vista prima in paese, seduta in un banco della chiesa con l’espressione fredda e smarrita. Dopo pochissimo tempo, spunta uno strano annuncio sul Giornale, in cui si parla della vendita del famoso lapino. Dov’è il problema? Tutto sembrerebbe normale, se non fosse che Tanino era molto legato al suo piccolo mezzo di trasporto: era la sua fonte di guadagno, lo riconduceva con la mente ai più bei ricordi della giovinezza e gli voleva bene “come a un figlio”. No, non lo avrebbe mai venduto, né tantomeno sua moglie lo avrebbe fatto. Allora i due giornalisti, per l’amicizia e il rispetto che nutrono ancora nei confronti del panellaro di cui erano diventati amici, decidono di indagare e di scoprire cosa si nasconde dietro alla sua morte così improvvisa. Sarà davvero tutto così semplice come sembra? 
Carmela faceva la maestra di scuola elementare e i sogni dei bambini li conosceva bene. <<Sono come la salsa fresca,>> diceva <<semplice da fare ma piena di tanti segreti che la possono rendere più gustosa: il basilico, il pizzico di zucchero, la cipolla soffritta. Ogni sogno è uno spaghetto condito della propria passata.>> Quella di Iachino sembrava essere fatta d’estratto di pomodoro, densa e concentrata come le paure che gli si erano incollate al petto. 
Nel secondo racconto le avventure di Iachino Bavetta si spostano sulla meravigliosa e incantevole isola di Favignana, dove si trova in vacanza con la sua amata famiglia. Proprio mentre si immerge per pescare alcuni ricci di mare nelle profondità delle acque dell’isola, intravede qualcosa di sinistro: una falange di un dito umano, dove brilla una fede nuziale su cui vi sono incisi quattro nomi. Torna immediatamente a casa e ne parla con sua moglie Carmela, donna saggia e ottima consigliera per suo marito. Gli dice di non cacciarsi nei guai, che spesso in queste situazioni c’è più da rimetterci che da guadagnarci e lo mette in guardia dal lasciarsi coinvolgere troppo da questa storia, spingendolo a mantenere la calma e a non perdere mai la lucidità mentale e il controllo necessario per non lasciarsi sfuggire di mano la situazione. L’indagine di Iachino continua, tra le meravigliose acque cristalline di Favignana, piatti di cous cous e pasta coi ricci di mare, insieme a nuovi e vecchi personaggi che si intrecciano ai profumi e ai misteri dell’isola. 
<<Sa qual è la differenza fra la terra ferma e il regno di Nettuno? Che qui è tutto a portata di occhi. Quello che invece accade sotto la superficie dell’acqua nessuno lo sa.>> 
In ultimo, ci spostiamo nei pressi del parco dei Nebrodi, abitato da una colonia di grifoni, in un autunno dalle temperature particolarmente miti, come spesso avviene in Sicilia. Raccogliendo i fughi nel bosco insieme a suo padre, Iachino si trova davanti uno spettacolo a dir poco agghiacciante: assistono alla morte di un grifone e, poco più avanti, trovano altre due carcasse di questa specie di rapaci, con la schiuma alla bocca. E il padre del suo amico assessore è stato improvvisamente avvelenato. Chi preparerà ora la famosa salsiccia al pepe rosa che aveva promesso ai suoi amici appena venuti dal Trentino? Il signor Politi, in questo momento, si trova in un letto d’ospedale, a combattere tra la vita e la morte. E pian piano, grazie alle intuizioni di Iachino e all’aiuto di Gerlando, iniziano a venir fuori strani collegamenti tra l’avvelenamento del macellaio e la carne che egli forniva ai grifoni. Cosa succederà ai nostri “giornalisti detective”? Ce la faranno a trovare una soluzione anche a questo mistero?
Iachino, devi fare come per la vera frittata siciliana, separare il tuorlo dall’albume, la parte emotiva da quella razionale. Le devi mischiare quando entrambe sono pronte. 
Chissà perché la Sicilia è da sempre una terra molto amata per ambientarvi misteri e romanzi gialli… Camilleri e il suo Commissario Montalbano a Scicli ne sono l’esempio più eclatante. Sarà che questa terra si presta benissimo allo scopo, con scorci di una bellezza mozzafiato, acque cristalline in cui perdersi dentro e profumi inebrianti che sono in grado già da soli di creare un alone di magia e mistero attorno a questa meravigliosa terra, molto spesso poco valorizzata. Lo scrittore mette in luce, con eleganza e maestria, le straordinarie bellezze di una terra unica al mondo: sembra di riuscire a percepire il profumo del mare, l’odore dei boschi, l’infrangersi delle onde sugli scogli, di osservare l’acqua cristallina dell’isola di Favignana e di immergersi nelle acque più profonde dell’isola. Perché la Sicilia è indescrivibile, puoi solo viverla, è mille contraddizioni racchiuse in un intricato enigma da risolvere. Proprio come questo libro, un piccolo e prezioso scrigno ricco di fascino e mistero. 
<<Dobbiamo essere come l’acqua per vivere con leggerezza. L’importante è bere a grandi sorsate>> 

 

A SPASSO CON...
Iachino e Gerlando

per un viaggio mozzafiato attraverso le bellezze della Sicilia, dell’isola di Favignana e del parco dei Nebrodi, cercando di risolvere intricati e avvincenti misteri.



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