Review Party: Nella buona e nella cattiva sorte - Marina Di Guardo

Alla sua quarta prova nel genere thriller, Marina Di Guardo conferma la rara capacità di sposare con inedito successo intrecci imprevedibili e ricchi di suspense a forti prese di posizione su terribili temi di cronaca vera.

Titolo: Nella buona e nella cattiva sorte
Autore: Marina Di Guardo
Editore: Mondadori
Genere: Thriller
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TRAMA

Irene, giovane illustratrice di talento, vive da anni ostaggio del marito Gianluigi, manager geloso e violento, convinta, come tante altre vittime di violenza domestica, di meritarsi la semi-segregazione a cui lui la costringe a forza di minacce e lividi. All'indomani dell'ennesimo litigio, grazie al sostegno di Alice - l'amica d'infanzia trapiantata a Londra - Irene trova finalmente il coraggio di ribellarsi: mentre il marito è al lavoro, carica in macchina la loro piccola figlia Arianna e scappa da Milano, per correre verso un piccolo paese di provincia nella casa in cui è cresciuta e che i genitori le hanno lasciato in eredità. Gianluigi però la rintraccia prima del previsto, e le ordina di tornare in città, preannunciando ritorsioni - non solo da parte dei suoi avvocati. Irene sente le forze già esili cedere, ma nel paese scopre insperati alleati: un'anziana vicina di casa, un negoziante che forse ha un debole per lei… Purtroppo, inquietanti incidenti minacciano presto la sua fragile serenità. Irene nonostante tutto cerca faticosamente di rimettere insieme i cocci della sua vita, ma tutto precipita quando chi dovrebbe proteggerla da Gianluigi viene ritrovato brutalmente assassinato…


RECENSIONE

Si è parlato molto del problema dell’acuirsi della violenza domestica nei mesi di lockdown. Dati attendibili testimoniano che da marzo a giugno 2020 il numero di richieste di aiuto per sé o per altri, arrivate al numero verde 1522 per la violenza e lo stalking sono raddoppiate rispetto allo stesso periodo del 2019 (+119%). Gli operatori del call center hanno ricevuto 15.280 fra telefonate e messaggi validi, e quasi 5000 delle quali erano richieste di aiuto per violenza. 

I dati, che vengono propagandati con continuità sono piuttosto allarmanti. Purtroppo dobbiamo confermare che la violenza domestica è una tipologia di reato in costante espansione, in quanto la tendenza degli autori a contenere gli episodi entro le mura domestiche incontra frequentemente la connivenza più o meno passiva delle stesse vittime. Siamo pertanto in presenza di un fenomeno sommerso, del quale non è facile tracciare i contorni, ma in cui per fortuna, ai fini statistici, non c’è differenza fra un atteggiamento aggressivo e denigratorio ed un consiglio pacato, collaborativo, spesso indispensabile, a volte anche migliorativo. Che si riempia la moglie o la compagna di botte e di insulti o che le si critichi il suo aspetto, il suo atteggiamento di donna e consorte, le sue capacità culinarie e casalinghe, poco importa se tutto questo ha un fine di violenza psicologica e sottomissione. Ai fini legali viene passato in rassegna ogni dettaglio perché se ne possa configurare reato. 

Prima di arrivare però ad un processo di colpevolezza, è necessario un atto di coraggio da parte della vittima di violenza domestica. Se non c'è questa volontà della diretta interessata, le persone amiche che incitano alla denuncia e le campagne di sensibilizzazione possono fare ben poco, purtroppo. 

Il thriller di Marina di Guardo, si inserisce brillantemente in questo contesto, e non è un caso che venga proprio pubblicato alla vigilia della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, con un titolo di per sè molto evocativo. "Nella buona e nella cattiva sorte" è quella parte della formula delle promesse matrimoniali che indica l'indissolubilità del legame di fronte a Dio. Ma ci si chiede, se in presenza di atti terribili reiterati nel tempo, come appunto la violenza domestica, non posso essere rescisso in nome di un valore ben più importante come la libertà. Vedete, il matrimonio inteso come vincolo religioso e civile, si fonda sull'amore e il rispetto reciproco, e in una connivenza coniugale in cui ci sono atti violenti, è chiaro che quei valori non sono nemmeno contemplabili. 

L'autrice, attraverso la storia di Irene, ci vuole dire proprio questo e cioè che l'unica strada percorribile in caso di violenza domestica è aprire la gabbia in cui il partner l'ha imprigionata e spiccare il volo verso una vita nuova, fatta di amore e sani principi, proprio quelli che il coniuge su quell'altare aveva giurato di rispettare e che invece ha sempre violato. Ma Irene, ha una figlia da proteggere, deve fronteggiarsi da minacce, ritorsioni, schiaffi, maltrattamenti e parole grosse che feriscono. Irene deve discernere tra cosa è giusto fare e cosa deve sopportare in nome di un interesse più grande da proteggere. E i tentennamenti sono all'ordine del giorno, perché Irene non sa più chi è e cosa vuole, per anni è stata un pupazzo in balia di un uomo orrendo e pericoloso e la paura inculcata l'ha resa schiava di un tunnel senza uscita, convinta, come accade per tutte le altre vittime, di meritarsi la segregazione e i lividi. Fino a quando, all'ennesimo litigio, trova il coraggio di scappare con sua figlia Arianna di dieci anni, grazie anche al sostegno fondamentale di Alice, amica fidata di Irene che da anni la incitava a lasciare il marito Gianluigi. 

Irene, si rifugia nella sua casa d'infanzia, in un paesino di provincia che i suoi genitori le hanno lasciato. Fra i ricordi della sua dolce infanzia, quella vicina premurosa che l'ha sempre riempita di attenzioni fin da quando era piccola, e un uomo gentile e premuroso che la fa sentire di nuovo coccolata, Irene capirà che ha fatto scelta giusta. Ma il marito non tarda a trovarla e la lettera di un avvocato che la intima di tornare a Milano perché Gianluigi possa esercitare i diritti genitoriali sulla figlia, compromessi dalla distanza fisica, rischiano di compromettere tutto. Fra alti e bassi, Irene cerca di barcamenarsi in una situazione difficile che diventa molto pericolosa quando la persona che avrebbe difenderla viene ritrovata morta. Ed è allora che Irene si sveglia completamente ed inizia una lotta senza quartiere per liberarsi per sempre dal giogo di quel terribile uomo che aveva sposato. 

Fra colpi di scena, situazioni apparentemente inspiegabili e momenti di alta tensione, la trama diventa sempre più avvincente fino a raggiungere l'apice con l'epilogo. 

La scrittura soave, poetica e ipertensiva, in dolce amaro contrasto con scene drammatiche e ricche di suspance conferma Marina Di Guardo come la scrittrice di thriller che da voce alle donne, ai soprusi e maltrattamenti subiti e alla loro voglia di riscatto sociale e di rinascita. Le donne dei libri di Marina, in un modo o nell'altro, risorgono dalle loro ceneri come una battagliera e libera araba fenice.

A SPASSO CON...
Irene


insieme alla figlia Arianna e alla amica Alice di fronte al cancello d'ingresso.


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